Più di quattro chiacchiere sul Carnevale

A Carnevale ogni dolce vale. Soprattutto in Italia dove, in ogni regione, oltre ai tipici carri sfilano anche tante tentazioni per la gola. E ce n’è per tutti i gusti.

Il dolce più diffuso è sicuramente la chiacchiera, conosciuta in quasi tutta la penisola, anche se con nomi diversi: frappa nel Lazio, cencio in Toscana, fiocchetto in Romagna, galano a Venezia, crostolo nel resto del Veneto e in Friuli, bugia in Piemonte e Liguria.

Quale che sia il nome, la ricetta è quella che tutti conosciamo: una sottile sfoglia friabile preparata con farina, burro e a forma di rettangolo o rombo dentellato, fritta nello strutto e con una spolverata di zucchero a velo.

Altro dolce diffuso in più parti del Bel Paese sono le frittelle, con aggiunta, a seconda della regione, di uvetta, crema pasticcera, miele o liquore. Sono le cosiddette castagnole delle regioni del Centro, i bomboloni toscani, gli struffoli campani o i tortelli, se ti trovi in Lombardia.

Ci sono poi le specialità esclusive di ogni regione: sono delle Marche gli scroccafusi, dolci a base di alchermes. La cicerchiata abruzzese è una piramide di palline fritte di pasta frolla, rotolate nel miele e guarnite con granella di zucchero. È toscano il berlingozzo, un ciambellone che si consuma dal Quattrocento ogni giovedì grasso.

In Trentino possiamo assaggiare i chifelini, nastrini ripieni di marmellata la cui forma ricorda la mezza luna turca. La ricetta fu inventata da un panettiere austriaco che, durante l’assedio ottomano di Vienna, alla fine del ‘600, volle addolcire la situazione per i suoi concittadini.

Insomma, chi più ne ha più ne metta in pancia. E, di fronte a tanta varietà, perché non provare a creare le nostre personali ricette di Carnevale con gli ingredienti Saper Scegliere Consilia, come la farina per dolci o la pasta sfoglia fresca?

Fonte: “A Carnevale ogni dolce vale, viaggi solo per golosi”, 2016, Online-News